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Dal Veneto in Sicilia in Volo.


Capopassero - Sicilia

 

 

 

 

 

 

Nicola sopra bl'Etna.

 

L'Etna

 

Cefalù - Sicilia

 

L'Eurostar su Capopassero

 

La Pista di Siracusa.

 

In volo al tramonto.

 

L'Etna a 4000 metri.

 

E' un'Alba o un Tramonto?

 

Sopra le nubi.

 

Isola di Capopassero.

In una giornata piovosa di Gennaio, riscaldati dal tepore del caminetto della nostra club house, il pensiero volava a terre lontane:” Quale sarà quest’anno la meta della  nostra “aereovacanza”?

Ore 6.00 del mattino del 30 luglio 2001, finalmente il sogno si sta realizzando…ricomincia l’avventura!

Pronti al decollo, i nostri sguardi lasciano trasparire l’entusiasmo per quella che ancora definiamo la nostra “missione impossibile” (soprattutto per il nostro compagno di viaggio Valter che vola con ala New 12 e motore 447 con 600 ore).

Tutti noi, Nicola, Catia, Fabio, Valter in volo, Albino e Marisa con camper appoggio destinazione Jesi, partiamo per la  prima tratta, le condizioni meteorologiche sono buone, e con nostra grande soddisfazione, la differenza tra la velocità anemometrica e quella al suolo è di circa 30 km/h a favore; questo ci permetterà di arrivare a destinazione con un certo anticipo sullo stimato di ?? ore di volo.

Accolti calorosamente da Marco Monaco responsabile del campo Delta Club Jesi che ci ha custodito gelosamente l’amaca dimenticata nel viaggio dello scorso anno, ci apprestiamo a trascorrere le ore centrali della giornata tra un prelibato pranzetto e un pisolino ristoratore (Da sottolineare il taglio dell’anguria trasportata dall’Eurostar di Fabio con un coltellino svizzero).

Nel pomeriggio passiamo un po’ di tempo ad osservare un cumulo minaccioso che si trova sulla nostra rotta; alle 17.00 decidiamo di partire comunque con l’intento di arrivare  a Vasto (CH), non dimenticando però di inserire nel nostro GPS tutti i possibili campi alternativi.

Pochi minuti dopo il decollo scorgiamo sulla destra il massiccio del Gran Sasso che con  la sua maestosità ci fa dimenticare il cumulo che per nostra fortuna si sta spostando verso ovest liberando la nostra rotta. Stiamo sorvolando l’Abruzzo, il paesaggio sembra surreale,  qua e là distese di girasoli si mescolano a piccoli borghi e a paesini medioevali arroccati sulle colline, sembra quasi di far parte di un dipinto di Van Gogh.

Un vento a favore di 40 km/h ci accompagna per tutto il viaggio quasi non ce ne accorgiamo e siamo già sulla verticale del campo di Vasto. Il vento però che a 300 m. era lamellare, diviene molto turbolento nell’avvicinarci al terreno. L’orografia del territorio e l’orientamento della pista ci rende particolarmente difficoltoso l’atterraggio, in particolar modo per Nicola che dopo aver visto da molto vicino gli ulivi appoggia le ruote dopo il quarto tentativo e ben oltre la metà pista.

L’accoglienza dei soci del club ci stupisce positivamente, viste le imprecazioni di Catia dovute al grande spavento, infatti, i sorrisi ed i complimenti di tutti, ci danno la conferma che atterrare in queste condizioni è veramente un impresa.

All’alba del mattino successivo siamo già pronti a partire con destinazione Policoro (MT), la paura della sera precedente non ha intaccato il desiderio di arrivare alla meta anzi ci accorgiamo che la grinta dei partecipanti è addirittura aumentata.

Anche in questa occasione la brezza è a nostro favore, stiamo attraversando la Puglia per arrivare in Basilicata, sotto di noi scorre inizialmente un territorio pianeggiante, monotono ma ugualmente suggestivo per il mescolarsi dei colori dovuto alle coltivazioni del terreno; la sensazione è quella di ammirare un infinito mosaico.

Inoltrandoci in Basilicata incontriamo le prime colline che oltre a costringerci a salire di quota non ci risparmiano una leggera turbolenza.

Dopo circa 3 ore di volo scorgiamo la pista:” Finalmente tocchiamo terra!”.

Catia e Nicola atterrati per primi, riprendono con la telecamera i compagni Valter e Fabio che uno alla volta affondano con i loro mezzi nell’erba alta del campo.

Qui incontriamo delle persone che ci fanno sentire veramente in famiglia, la loro gentilezza e disponibilità ci fa ripromettere che il loro campo sarà sicura meta nel viaggio di ritorno. 

Dopo aver fatto parcheggiare il camper nel loro cortile, per poterci sdebitare dell’ospitalità, li invitiamo a partecipare al nostro frugale pasto.

Essendo la prossima tratta abbastanza impegnativa decidiamo di regalarci un meritato pomeriggio al mare e abbiamo così l’occasione di onorare l’invito a cena di Toni, responsabile del campo, fermandoci a mangiare degli ottimi piatti a base di pesce.

Il giorno dopo di buon ora, il gruppo sembra al completo, gli altri infatti ancora non sanno che Catia, la sensitiva, decide di fare questa tratta stravaccata comodamente in camper, infatti si verificano subito dei problemi che tengono a terra il gruppo per un’ora.

Il 582 di Nicola, nella fase di riscaldamento si spegne, passato l’attimo di tensione, nella fase di rullaggio il motore  si spegne nuovamente. Ad una verifica scopriamo che le vaschette dei carburatori sono quasi vuote, la pompa meccanica non manda sufficiente benzina, fortunatamente il mezzo è dotato anche di una pompa elettrica che ci permette di ripartire.

Costeggiamo il mare fino a Sibari e da qui saliamo sulla Sila per attraversarla,  raggiungendo la quota di 2100 mt.,non conoscendo la conformazione di questa zona rimaniamo piacevolmente sorpresi dalla presenza di numerosi spazi utili per emergenze.

Ci godiamo lo splendido paesaggio offerto da questo grande parco punteggiato di numerosi piccoli laghi immersi in boschi verdissimi, stiamo ancora assaporando queste magiche emozioni quando, arrivando nei pressi di Catanzaro, tutto cambia!

Il territorio si fa molto più aspro e delle fortissime turbolenze ci perseguitano per circa 20 minuti, attimi interminabili soprattutto per Nicola, che costeggiando un’alta cima sottovaluta l’effetto dei rotori di sottovento. Rimaniamo sul mare per evitare il CTR di Lamezia fino a Noverato per poi dirigerci all’interno verso il campo di ali Calabria.

Appena il tempo di rilassarci, ringraziare il nostro santo protettore e vediamo che all’orizzonte sulla nostra rotta si stanno formando velocemente dei cumuli sulla dorsale del monte Cucco, la sfida ricomincia! Fortunatamente questi sembrano non estendersi molto in altezza tanto che decidiamo di passarci sopra, e superato questo fronte le nubi che troviamo più avanti hanno una densità tale che ci permette sempre un contatto visivo con il terreno.

Arriviamo ad Ali Calabria supportati via Radio dal cordialissimo Aramis che ci accompagna subito a fare una meritata colazione.

La restante parte della giornata viene trascorsa tra una pennichella, un volo panoramico su Tropea e una cena in un ristorante tipico in compagnia di due nuovi amici arrivati con due tre assi nel pomeriggio.

Il mattino successivo con nostro stupore, ci ritroviamo avvolti da una fitta nebbia, i mezzi completamente bagnati ed un ritardo sull’orario di partenza causato dall’impossibilità di decollare.

Ma non ci diamo per vinti, al primo raggio di sole stacchiamo le ruote da terra diretti alla meta più agognata: la Sicilia.

Sbucando dal promontorio ci troviamo subito sul golfo di Gioia Tauro, proseguiamo costeggiando il mare ammirando le pendici verdissime che si tuffano su un’acqua dalle sfumature incantevoli, ogni tanto qualche spiaggetta rompe le alte scogliere, ma finalmente tra la foschia intravediamo lo stretto. 

Siamo ormai su Scilla, da qui puntiamo diretti sul pilone del vecchio elettrodotto che si trova in terra siciliana, quello che a detta di tutti doveva essere un passaggio difficoltoso, grazie all’assoluta calma di vento, si rivela un momento carico di piacevoli emozioni.

Ci lasciamo Messina sulla sinistra costeggiando i Peloritani e oltrepassata la città ci portiamo sul mare per scendere verso le terre infuocate dell’Etna.

Sul tratto di costa che sorvoliamo iniziamo a vedere splendide ville con piscina, questo ci fa intuire che ci stiamo avvicinando alla storica città di Taormina.

Di fronte a noi la maestosità dell’Etna; possiamo ammirare arrivandogli vicino un pennacchio bianco nella sua sommità e più a sud un’impressionante colonna grigia che sta a dimostrare una forte eruzione in atto; rimaniamo per qualche attimo senza fiato e perdiamo la concentrazione sulla nostra rotta tanto da superare la nostra meta, il campo  Etna volo.

Nell’atterraggio alcuni di noi hanno l’impressione di poggiare le ruote su una portaerei, sono solo le 10.00 del mattino ma ci sembra di scioglierci come ghiaccioli, l’unica fonte di refrigerio è una canna dell’acqua con la quale goliardicamente giochiamo bagnandoci l’uno con l’altro.

Distesi all’ombra delle nostre ali sentiamo distintamente il lamento del vulcano, un borbottio che ci fa accapponare la pelle, ma un rumore rompe il silenzio, finalmente è arrivato il camper con le bibite fresche.

Il luogo merita una sosta di un paio di giorni che trascorriamo tra bagni al mare, succulenti piatti di pesce al ristorante “Sette nani”, e uno strabiliante volo a 3800 metri…la magia di vedere un vulcano in eruzione è sicuramente un’avventura che non ci stancheremo mai di raccontare.

Il 3 agosto alle ore 17.00 ci rimettiamo in marcia con destinazione avio club Siracusa, essendo l’aeroporto di Catania chiuso per inagibilità, le autorità ci concedono l’attraversamento del loro ATZ previo contatto radio con Catania e Sigonella torre.

L’emozione durante il passaggio in testata pista è grande, senza contare  l’opportunità che abbiamo di vedere dall’alto la splendida città di Catania.

Lasciate alla nostra sinistra le raffinerie del golfo di Augusta ci rendiamo conto che nessuno di noi troverà con difficoltà la pista, la si vede già da lontano, è una striscia bianca impossibile da confondere col resto del paesaggio di un colore ocra accesissimo.

Questa volta nel circuito d’atterraggio ci armiamo di un pò più di pazienza, infatti al nostro tour si sono aggiunti Eros e Claudio i 2 treassisti conosciuti nel campo di ali Calabria  con i quali abbiamo instaurato una simpatica amicizia.

Le persone incontrate qui sono di una disponibilità disarmante, ci fanno sentire parte di una grande famiglia il cui denominatore comune è la passione per il volo, passione così grande da cancellare i confini alle regioni e da rendere comuni mentalità e abitudini.

Grazie alla presenza del camper, anche questa volta possiamo dedicarci alla parte culturale della vacanza, visitando il parco archeologico di Siracusa dove ci divertiamo a intonare un coretto all’interno dell’orecchio di Dionisio e il quartiere antico dell’ Ortigia dove dopo una lunga passeggiata sul lungomare ci regaliamo la famosa granita al latte di mandorla.

Il 5 agosto, ubriachi di sonno, ripartiamo con meta Ragusa facendo però un largo giro per passare su Capo Passero senza rendercene conto rimaniamo in silenzio radio incantati dal paesaggio che scorre sotto di noi, il mare a volte si colora di giallo grazie all’argilla che si trova sul fondo, e gli isolotti incontaminati nelle vicinanze di Portopalo fanno pensare alla perfezione.

Ancora ammaliati da queste immagini, non riusciamo a staccarci dalla costa e proseguiamo il viaggio fino a Pozzallo, qui a malincuore dobbiamo salutare il mare e ci prepariamo a sorvolare luoghi aridi e immersi nel “niente” fino a raggiungere Ragusa.

Restiamo strabiliati , immersa in un ambiente arido e ostile, come non ne abbiamo trovato fin’ora, ottocento metri di asfalto segnalato con le luci per il volo notturno, ci sta aspettando. Siamo all’aviosuperfice dell’Eremo della Giubiliana (RG), forse l’unica in Italia così strutturata; è un vero piacere poggiare le ruote e rullare lisci come l’olio, peccato che su di essa gravi una tassa d’atterraggio e sia carente di servizi.

Il signor Mancini ci riserva una accoglienza sua particolare e ci accompagna all’annessa masseria trasformata in hotel, per un’abbondante colazione.

L’abbigliamento da pellegrini del cielo non è proprio adatto a frequentare le splendide sale del luogo e ci sentiamo un po’ imbarazzati.

Il resto della giornata lo trascorriamo  visitando i giardini del castello e bagnandoci alla spiaggia di Pozzallo dove trascorriamo la serata.

6 agosto, ore sei del mattino, i nostri mezzi decollano diretti alla costa nord della Sicilia passando su Caltanissetta, ancora una volta questa incredibile isola ci regala nuovi paesaggi. Saliamo lentamente di quota per superare i monti più alti che incontriamo appena prima di raggiungere la costa, piccole nubi ci costringono ad un piacevole slalom…piacevole per tutti tranne  per Nicola che come al solito, incurante dei consigli degli anziani è decollato col solito paio di “sandalini”.

Sbucando sul mare vediamo subito sotto di noi il campo Albatros. A terra urge una buona colazione e grazie alle indicazioni di alcuni contadini raggiungiamo facilmente un bar dove aspettiamo l’arrivo di Michele Gagliani. Persona squisita con la quale trascorriamo la mattinata tra racconti e aneddoti.

La pista è situata a 50 mt. dal mare, ma purtroppo qui l’acqua non è molto pulita e non ci resta altra alternativa che trascorrere il pomeriggio, la serata e il giorno successivo a visitare le splendide  Cefalù e Palermo allietando i nostri palati con piatti tipici e dedicandoci finalmente alle cartoline e allo shopping.

7 agosto ore 17.00, il vento che arriva costantemente dal mare non ci impedisce di decollare verso Caronia ad un’ora verso ovest. Appena in volo, si ode un forte e breve crepitio in cuffia e perdiamo il contatto radio con Nicola, solo all’arrivo veniamo a sapere che i cavi di collegamento dei caschi uno dopo l’altro sono andati a finire nell’elica e che uno di questi è rimasto impigliato nella pinna della Pegasus costringendo Nicola a non cabrare per tutto il viaggio e ad atterrare a motore spento. Qui siamo accolti cordialmente dal proprietario del campo, e decidiamo di fermarci solo una notte accampandoci con le nostre tende visto e considerato che non c’è nessun tipo di servizio.

Il mattino successivo mentre prepariamo i mezzi il silenzio che aleggia nel gruppo lascia trasparire che ognuno di noi è consapevole che durante questa tappa saluteremo la Sicilia con tutte le sue bellezze e contraddizioni, abbiamo l’impressione che questa terra magica abbia colto i nostri pensieri regalandoci un’alba indimenticabile.

Sorvoliamo tutta la costa nord accompagnati in lontananza, alla nostra destra dall’Etna e alla nostra sinistra dalle isole Eolie, avvicinandoci allo stretto incontriamo un sottile strato di nubi compatte che sorvoliamo fino a raggiungere il vecchio pilone dell’elettrodotto e da qui puntiamo al continente per tornare al campo Ali Calabria.

Uno di noi viene raggiunto da una cattiva notizia e il gruppo decide di tornare a casa percorrendo la via più semplice perché già conosciuta.

Nel pomeriggio ripartiamo verso Policoro passando questa volta sul mare  dodici miglia al largo di Lamezia  a 100 mt. di quota, non è piacevole vedere che all’orizzonte non si scorge nessuna imbarcazione, per tutti sono i venti minuti più lunghi del viaggio.

Dopo Amantea facciamo quota per superare la catena montuosa che ci separa da Cosenza e raggiungere quindi la valle del Crati per proseguire poi su Sibari ed arrivare infine a Policoro.

Il mattino successivo decolliamo verso Termoli effettuando una sosta tecnica per rifornimento a Lavello dove scambiamo qualche parola in inglese con i piloti australiani di Air Tractor usati per servizio antincendio, cinque aerei che per il loro aspetto ci sembrano usciti da un cartone animato.

Nel pomeriggio da Termoli ripartiamo verso Val Vibrata, le condizioni sembrano buone ma per la seconda volta Catia preferisce fare il viaggio in camper, nessuno da peso alle sue capacità sensitive ma una volta in volo tutti si ricredono.

Una corrente d’aria caldissima ed estremamente turbolenta ci avvolge e ci accompagna fino a Pescara ma quando ormai i piloti di delta sono quasi convinti a buttare il loro mezzo per passare al treassi  fortunatamente la situazione migliora e arriviamo all’aviosuperfice Val Vibrata cullati da un’aria fresca e calmissima.

Il motivo che ci spingeva ad arrivare a casa il più velocemente possibile in parte si risolve e il gruppo è ben felice di trattenersi il giorno successivo per poter partecipare alla festa organizzata dal club per sabato, il tempo però non ce lo permette, infatti un violento temporale rovina la festa inoltre un forte vento da nord soffia nei due giorni seguenti permettendoci di ripartire solo il lunedi mattina.

Il riposo forzato ci permette di godere della tranquillità del luogo, ci da la possibilità di gustare l’ottima cucina tipica e ci lascia il tempo di conoscere ancora meglio i nostri compagni di viaggio acquisiti, Claudio ed Eros,che salutiamo a malincuore all’alba del 13 agosto prima di decollare per l’ultima tappa che ci porterà alla fine del nostro viaggio. 

Siamo coscienti che il volo comporta dei rischi, sia nei pressi del proprio campo sia a 1000 km di distanza, vorremmo che il nostro racconto allontanasse il timore che  molti piloti hanno di allontanarsi da luoghi conosciuti e per questo considerati sicuri per scoprire che una buona pianificazione del viaggio lo rende anche sicuro.

Ci auguriamo inoltre che le informazioni raccolte possano essere utili a chi come noi è amante dell’avventura.

Hanno partecipato al viaggio: Nicola Giorato, 29 anni, alla barra del trike Rossi Soavi-Pegasus motorizzato rotax 582   65 hp (Giurassiko).  Valter Fabris, 46 anni, alla barra del trike Filippin-Sirio 12 motorizzato Rotax 447 con “forse” 40 hp  (Indios del cielo). Catia Ferrigioni, anni 28, passeggero(Brooky). Fabio Ziglio, 23 anni, ai comandi dell’Eurostar motorizzato Rotax  912 100 hp (Misurino). Albino e Marisa Giorato alla guida del camper di appoggio. Claudio Bonoretti e Eros Ferretti di Reggio Emilia a bordo di due Fire-Fox motorizzati 582 65 hp compagni acquisiti durante il viaggio.

I NUMERI DEL RAID:
14 i giorni viaggio
2600 Km percorsi
33 le ore di volo in delta
17 le ore di volo in  treassi   
15 i campi di volo visitati

Ulteriori informazioni e foto sul sito di Fabio: http://digilander.iol.it/guig


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