Frequently
Asked Questions
Coordinatore
: Sandro Fergnani
Email
: Sandro.Fergnani@think3.com
In questo questo documento vengono fornite le risposte alle domande piu’ frequenti riguardanti lo sport del Deltaplano a motore. Le informazioni contenute nelle risposte provengono dai contributi e dall’esperienza dei piloti che sono iscritti alla mailing list Lista Delta alla quale e’ possibile iscriversi dal sito http://www.deltafly.it . Chiunque puo’ contribuire alla costruzione della FAQ con le proprie esperienze. Questo documento non rappresenta un manuale tecnico di alcun tipo, ma solo un punto di partenza dove trovare risposte immediate e ulteriori fonti per approfondire le conoscenze.
1.
Teoria Generale:
1.1.
Che cosa e' un deltaplano a motore ?
1.2.
Caratteristiche principali del deltaplano a motore.
1.3.
Come valutare lo stato di una vela usata.
1.4.
Manutenzione della vela.
2.
Tecnica di
pilotaggio
2.1.
Come ci comporta nelle situazioni con il vento al traverso ?
3.
Il motore e l’elica
3.1.
Si puo’ utilizzare sui motori Rotax la Benzina Verde ?
4.
Aspetti
legislativi
4.1.
Quali sono le leggi che consentono di volare in deltaplano ?
4.2.
E’ necessario il brevetto di volo per pilotare un deltaplano ?
Il
deltaplano
e’ un tipologia di ala derivata dagli studi di una struttura portante
effettuati dall’Ing. Francis Rogallo della NASA per verificarne il possibile
utilizzo come sistema di rientro nell’atmosfera di navicelle spaziali. I primi
deltaplani sono stati utilizzati nel volo libero ed erano conosciuti come ala
di Rogallo. Una delle caratteristiche piu’ esclusive del deltaplano e’
quella di non avere superfici mobili di controllo. Quindi non esistono
alettoni flaps e neppure timoni. Il pilotaggio del deltaplano avviene
principalmente per lo spostamento del baricentro indotto dal movimento
dell’insieme carrello-motore-pilota. Il carrello e’ appeso sotto
l’ala alla quale e connesso da un’ unico bullone. Probabilmente all’inizio
della storia del volo ultraleggero in Italia la carenza di terminologia tecnica
appropriata, ha favorito il diffondersi di neologismi che se non precisissimi
descrivevano in modo comuque efficace il fenomeno al quale si riferivano. Forse
per questo motivo i deltaplani sono conosciuti anche come Pendolari.
Rispetto ai tipi tradizionali di ultraleggeri, i deltaplani sono macchine
volanti a 2 assi. Questo significa che il controllo del pilota e’ possibile
solo sui movimenti di due dei tre possibili assi. Il delta non ha controllo
sull’asse verticale o di imbardata.
I
deltaplani moderni sono il frutto dell’evoluzione tecnica che si e’
sviluppata in circa 20 anni di esperienza. Anche se la tipologia e’ molto
simile, per tutti i mezzi rimane una suddivisione che rispecchia l’utilizzo
del deltaplano a secondo
dell’uso. Quindi un deltaplano da scuola ha,
solitamente una discreta superficie alare (intorno ai 15 – 18 Metri quadrati) e una velocita’ di atterraggio piuttosto bassa unita alla
capacita’ di trasportare comodamente due persone (allievo e istruttore)
in modo che l’allievo sia facilitato nell’apprendimento delle
tecniche di pilotaggio. Dall’altra parte dello spettro di utilizzazione, ci
sono vele con 10 metri quadrati di superficie unite a carrelli carenati con
motori di 60 Cv e anche oltre, che
rappresentano mezzi evoluti con velocita’ di crociera intorno ai 100 Kmh e
velocita’ massime intorno ai 150 - 160 Kmh. In mezzo a questi due estremi, ci
sono tutti gli altri modelli che sono spesso mezzi in grado di portare pesi
elevati a velocita’ di crociera di circa 80
- 90 Kmh per viaggi anche piuttosto lunghi.
Quando ci si accinge all’acquisto di una vela usata, e’ importantissimo valutarne lo stato di conservazione per verificarne la sicurezza. Lo stato di una vela puo’ essere valutato tenendo conto di alcuni fattori tecnici e un’accurata ispezione, integrata da una prova in volo, puo’ dare con certezza una valutazione efficace sull’effettivo valore della vela. L’esame di una vela puo’ procedere verificando prima la vela vera e propria e poi il telaio.
Contrariamente
a quanto si possa pensare, non è tanto l’attivita’ di volo a causare l’
invecchiamento della vela. Contribuisce molto di piu’ il modo in cui essa
viene hangarata e mantenuta. Polvere, umidità e luce, sono cause determinanti
per l’invecchiamento precoce, mentre altra cosa sono poi gli eventuali
incidenti subiti, e le riparazioni effettuate.
Normalmente l’umidita’ e’ un nemico contro il quale moltissimi
piloti devono combattere. E’ difficile avere un hangar in muratura che isoli a
sufficienza dall’ambiente esterno. Quasi sempre, gli hangar sono ricavati da
elementi di serre agricole coperte in lamiera e/o teli, oppure elementi in vetro
resina. In ogni modo, l’umidita’ ha effetti negativi sia sul telaio che
sulla velatura. L’esposizione della velatura ai raggi del sole, ha un effetto
di “cottura a fuoco lento”. I raggi ultravioletti presenti nella radiazione
solare, influiscono sui tessuti o laminati con i quali sono fabbricate le vele.
L’effetto si manifesta con vari sintomi, e dopo un certo numero di ore di
esposizione, il tessuto ha perduto gran parte
delle caratteristiche meccaniche che lo distinguevano.
E’
possibile verificare se una vela ha subito delle riparazioni e fra gli elementi
da tenere in considerazione si
puo’ possibile elencare:
1)
La presenza di tratti di vela con colori leggermente differenti. Questo
e’ un sintomo che il tessuto e’ stato sostituito con altro nuovo.
2)
Punti in cui si nota che le
cuciture sono state tolte e poi rifatte. E’ praticamente impossibile
riprendere con l’ago i vecchi fori, quindi una sostituzione di tessuto diventa
evidente dalla presenza di cuciture diverse.
3)
Punti in cui le cuciture sono
state rinforzate. A volte un’ispezione della vela consiglia di
“riprendere” le cuciture. In questo caso
la cucitura precedente non viene tolta, ma la si “ripassa”
nuovamente. Questo tipo di interventi non e’ da considerare una riparazione
vera e propria, ma dal momento che ha effettuato il lavoro ha ritenuto opportuno
intervenire in questo modo, e’ un segno che
la cucitura precedente presentava dei problemi.
Le considerazioni precedenti sono
valide nel caso di ali eventualmente incidentate e riparate. Per quanto riguarda
ali soltanto invecchiate, un buon sistema per verificare lo stato delle
cuciture, si può usare una semplice matita temperata e fare pressione sul filo
della cucitura, con un discreta pressione si dovrebbe rompere la punta della
matita. Se a cedere e’ invece il filo, bisogna preoccuparsi perche’ e’ un
chiaro segno di invecchiamento del filo di poliestere utilizzato per la
cucitura. Un filo nuovo ha una resistenza molto elevata, tanto e’ vero che,
se si tenta di romperlo avvolgendolo intorno alle dita ed esercitando una
trazione, e’ piu’ facile tagliarsi le dita piuttosto che rompere il filo.
Due parole anche sul telaio. I tubi del telaio sono di leghe di alluminio con
elevate caratterisitche meccaniche. Di norma il fabbricante o provvede ad una
ossidazione o anodizzazione per prevenire fenomeni di corrosione. L’umidita’
e’ comunque un grande nemico per i tubi. Un tubo ossidato, piegato o con delle
cricche e’ un tubo che non e’ sicuro. La sostituzione di un tubo danneggiato
va effettuata solo, sempre ed esclusivamente, con un componente di ricambio
fornito dal costruttore. Non fidatevi di presunti esperti che vi forniscono tubi
“equivalenti”. Attenti anche a sostituire i tubi con altri
“cannibalizzati” da altre ali. Sostituire un tubo difettoso con un tubo
vecchio non e’ la cosa piu’ saggia da fare. La vela rimane aperta perche’
i tubi lavorano ! Ricordatelo sempre ! Per quanto riguarda in definitiva i
controlli da effetturare su un’ala della quale si intende accertare lo stato
d’uso, ecco una lista da seguire insieme alle considerazioni che hanno portato
a identificare ogni passo come valido elemento di valutazione. Ovviamente
l’ispezione non e’ l’unico sistema di valutazione. Solo una prova in volo,
condotta ovviamente dopo un’accuratissima ispezione, puo’ fornire un quadro
completo della situazione. Se il venditore dell’ala rifiuta di farvi
ispezionare e provare l’ala, significa che non e’ sicuro di quello che sta
offrendo. Rinunciate con un sorriso e, se state cercando una vela, proseguite la
ricerca.
Check list per valutazione ala:
1)
Lo
stato della colorazione del tessuto puo' dire quanta luce ha preso la vela fino
ad ora. La
variazione di colorazione tra le parti esposte alla luce e quelle coperte,
ad esempio la vela del bordo di attacco protetta dal nasetto, danno il
segno del tempo di vita dell’ala anche se non sempre si hanno risultati
confrontabili. Oggi vanno molto di moda i colori fluorescenti e la velocità di
invecchiamento di questi colori è maggiore rispetto ai colori più tenui.
Questo però interessa principalmente il colore e non la resistenza del tessuto.
I colori fluo sono spalmati su una base di bianco e quello che scompare è il
colore. Le vele in trilam, possono avere dei problemi di delaminazione. Il
trilam e’ un laminato fatto di tre strati: i due esterni sono di
mylar, il terzo, quello interno, e’
il reticolo di vario colore e trama che fornisce la resistenza al laminato. A
volte i tre strati si separano e la vela diventa inutilizzabile. Per le vele in
dacron esiste il porosimetro che e’ uno strumento che consente di
misurare le caratterisitche del tessuto e, di conseguenza, l’invecchiamento.
Purtroppo questo strumento e’ un
costo impegnativo per un privato, inoltre, per essere efficace, si dovrebbero
conoscere i valori originali dei tessuti che si intende esaminare. In
alternativa, premere forte con un dito e verificare la deformazione fatta al
tessuto, è un buon metodo. Non abbiate paura di spingere, nessuna vela in buone
condizioni potrà essere forata con
la punta di un dito, e se accade, meglio così,
eviterete di farvi danni maggiori in volo.
2)
La polvere che resta in deposito sul tessuto si insinua fra le cuciture e
diventa un ricettacolo di umidità che deteriora il filo. Attenzione nei lavaggi
dell’ala, utilizzate saponi neutri, asciugatele sempre all’ombra, e non
strofinate con spazzole sulle cuciture tentando di rimuovere lo sporco
infiltrato: le danneggerete.
3)
I cavi di acciaio debbono essere in buono stato,
non debbono presentare piegature secche, specilamente nei pressi delle piombature. Passateli al tatto
per verificare se, in conseguenza di piccole abrasioni, si sia spezzato anche uno solo dei fili che li compongono. Lo
stato delle redance è un buon indice per valutare lo stato del cavo:
se ha preso delle forti stirate,
la redance risulterà deformata ed allungata. Un consiglio è di obbligo: i cavi
inferiori delle ali sono quelli che portano il massimo carico. Bisogna tenere
presente che gli enti di certificazione per questi cavi, prevedono un uso
massimo di circa 150 / 200 ore oppure 2 anni, trascorso questo tempo essi
debbono essere sostituiti pena il decadimento delle certificazioni. A parte
questo, il costo di una simile operazione non e’ molto elevato, per cui se
proprio non rispettate i termini suddetti, abbiate cura di sostituirli con una
certa frequenza. Ci sono deltaplani che volano da oltre dieci anni ed hanno
ancora i cavi originali !
4)
La bulloneria dell’ala non deve presentare ruggine, intaccature o altri
segni che ne provino lo stato di fatica. I fori di alloggiamento dei bulloni non
devono essere ovalizzati. Qualora lo fossero, e’ segno che l’ala ha lavorato
molto.
5)
Le tubazioni del telaio non devono essere piegate. Osservate se l’umidita’
ha intaccato il materiale. Ponete particolare cura nella verifica dei tubi dove
questi sono forati per alloggiare le piastre di connessione dei cavi.
Ovalizzazioni di questi fori o “fioriture” del metallo sono segni di sforzi
che l’ala ha subito.
Questi sono solo pochi punti, ma la verifica della vela e’
un procedimento piuttosto complesso. Alla fine dell’ispezione provatela in
volo (ammesso che l’ispezione vi abbia convinto).
La
“salute” della vela e’ senza dubbio importantissima e le operazioni di
manutenzione ordinaria consistono principalmente nei controlli prima e dopo ogni
volo nonche’ della pulizia della stessa. Le riparazioni di strappi o cuciture,
nonche’ la sostituzione di componenti strutturali devono essere effettuati
solamente da personale di provata competenza come il rivenditore o il
fabbricante. A seconda delle condizioni di hangaraggio la necessita’ di pulire
la vela puo’ essere piu’ o meno frequente ma in ogni modo e’ bene
ricordare che:
1.
Non usare mai spazzole sulla vela. Potrebbero danneggiare per abrasione il
filo delle cuciture e il tessuto stesso.
2.
Per togliere la polvere, usare una spugna o un panno umido. La sola acqua
funziona gia’ bene. Eventualmente usare un detergente neutro e in quantita’
limitata.
3.
Non lavare la vela con il getto dell’acqua e tanto meno usare strumenti
come l’idropulitrice.
4.
Lavorare sempre all’ombra specialmente se si usa un detergente.
5.
Se piccioni, passeri e/o altri amici pennuti lasciano dei “ricordini”
sulla vela, e’ bene toglierli immediatamente. L’acidita’ delle feci dei
volatili puo’ danneggiare la vernice delle automobili, figuriamoci cosa puo’
causare ai laminati della velatura.
La condizione di un vento non parallelo
all’asse della pista e’ molto comune nei campi di volo utilizzati dagli
ultraleggeri in generale e dai
deltaplani in particolare. La gestione del volo in condizioni di vento al
traverso diventa cosi’ una norma molto comune ed e’ bene padroneggiare le
varie tecniche che si possono impiegare per milfiorare l sicurezza del volo.
Detto questo, e’ bene ricordare che il deltaplano e’ particolarmente
sensibile alle condizioni di volo
con il vento al traverso proprio perche’ non e’ dotato
della possibilita’ di controllo sull’asse verticale. Questa
limitazione diventa particolarmente importante nelle situazioni di atterraggio e
di decollo. La difficolta’ e’ ulteriormente accuentuata dalla tipica freccia
dell’ala del deltaplano. Questa tipologia alare ha una forte tendenza a
mettersi automaticamente contro vento. Questo comportamento, mentre nelle
normali condizioni di volo e’ auspicabile, nelle circostanze di decollo e
atterraggio diventa un ulteriore problema. Ovviamente questo non significa che
il pilota sia completamente in balia del mezzo nelle condizioni delle quali si
e’ parlato finora. Posto che solo
l’esperienza fornisce la sensibilita’ necessaria a valutare quale e’ la
migliore tecnica ecco come ci si puo’ comportare nelle varie situazioni:
In rullaggio
e’ buona norma tenere la semiala verso la direzione del vento leggermente
piu’ bassa. In altre parole, se il vento proviene ad esempio, da destra,
tenere la semiala destra leggermente piu’ bassa. Di quanto piu’ bassa
sara’ l’esperienza ad indicarlo. Il concetto importante e’ che vogliamo
impedire che il vento si “infili” sotto la vela facilitando sbandamenti
o peggio, tendenze al ribaltamento laterale. Questa tecnica e’ valida
sia durante la corsa di decollo che
quella di atterraggio. Durante il decollo e’ anche possibile decollare “tagliando”
la pista, cioe’ non seguire un percorso parallelo all’asse pista, ma in
diagonale contro il vento. Per riferirci all’esempio precedente, si puo’
decollare partendo dalla parte sinistra della pista e tagliare la pista stessa
verso destra. In questo modo si tenta di ridurre l’angolo relativo fra la
direzione del vento e la traiettoria di decollo. Queste due tecniche aiutano
molto e possono essere utilizzate da sole o in combinazione. Come gia’ detto
in precedenza, sara’ l’esperienza il miglior consigliere su quale tecnica
utilizzare e fino a che punto. Nel caso ci si trovi in una situazione nella
quale si decide di utilizzare entrambe le tecniche descritte, bisogna tenere in
considerazione la forte imbardata nella direzione dalla quale proviene il vento
che si otterra’ non appena le ruote si staccheranno da terra. Questa imbardata
e’ causata da una parte, dal fatto che la vela essendo abbassata verso il
vento tende gia’ a virare e dall’altra dalla tendenza a disporsi contro
vento tipica della configurazione a freccia dell’ala della quale si e’
parlato in precedenza. Nel caso dell’atterraggio le cose sono leggermente
piu’ complesse. Prima di tutto bisogna ribadire che e’ tassativo effettuare
il braccio di base rigorosamente contro vento. Ricordiamoci che siamo in una
situazione di vento al traverso ! Effettuando la base con il vento a favore
(vento che si presume di intensita’ importante) sara’ molto difficile fare
una buona virata verso il braccio finale senza ritrovarsi molto sottovento alla
pista ! In questi casi “risalire” il vento per allinearsi alla pista puo’
essere molto problematico. Se dovesse capitare...giu’ il piede e riattaccare
con decisione. La mia personale esperienza mi dice inoltre che e’ buona norma
effettuare il circuito ad una velocita’ leggermente superiore al solito.
Una tecnica
che si puo’ applicare e’ quella di ritardare leggermente la virata verso il
braccio finale in modo tale da trovarsi leggermente sopra vento rispetto alla
pista. In questo modo si sfrutta il vento laterale che “spinge” il nostro
mezzo verso l’asse della pista. Contemporaneamente si puo’ correggere con
piccole virate in modo da mantenere la traiettoria. Bisogna tenere conto che il
delta tendera’ ad imbardare e bisogna evitare di ritrovarsi al punto di
contatto con la pista con il carrello disassato !
Se la manovra sara’ stata eseguita correttamente ci troveremo sopra la
pista e con un’ultimo colpo di barra, ci si allinea facilmente. Anche nel caso
dell’atterraggio e’ possibile, se la pista lo consente, tentare di atterrare
“tagliando” la pista in modo da ridurre l’angolo rispetto al vento.
Ovviamente
tutto questo e’ funzione di vari fattori ed in particolare l’esperienza di
volo. Sara’ come sempre la nostra esperienza a “dirci” quale combinazione
di tecniche utilizzare. Anche il tipo di campo e’ influente nel senso che e’
piu’ semplice atterrare con forte vento al traverso sul proprio campo che su
quello altrui ! Questo principlmente perche’ si presume che si conosca molto
bene il proprio campo (e quindi i vari riferimenti a terra nonche’ i circuiti
di atterraggio), mentre questa sensibilita’ e’ minore su una pista dove
magari sono stato solo un paio di volte. Di sicuro e’ bene esercitarsi nelle
orccasioni in cui il vento e’ si’ al traverso ma di intensita’ non
eccessiva. Provare l’atterraggio applicando queste tecniche affina la
sensibilita’ e contribuisce alla costruzione del proprio modo personale di
volare. Come ultime considerazioni direi che valgono le seguenti:
1.
Non e’ detto che si deve per forza atterrare al primo tentativo. Al minimo
dubbio si riattacca e si fa un altro giro ! Siamo noi a gestire la situazione
non il mezzo !
2.
L’atterraggio e’ finito solo quando abbiamo parcheggiato e spento il
motore. Quindi dopo un avvicinamento al cardiopalma e un atterraggio venuto bene
“per miracolo”, non mollare con la concentrazione. Molti incidenti avvengono
a terra e non in aria.
Sui motori
Rotax l’utilizzo della benzina verde per preprarare la miscela e’ non solo
permesso ma addirittura raccomandato nel manuale d’uso del motore
stesso. E’ pero’ pratica comune di molti piloti, utilizzare la benzina con
il piombo tetraetile, la cosiddetta benzina “rossa”. La procedura ottimale
per passare alla benzina senza piombo prevede le seguenti fasi:
1.
Decarbonizzazione del motore.
2.
Verifica ed eventuale sostituzione dei paraolio del motore.
3.
Sostituzione del tubo utilizzato nell’impianto di alimentazione con
tubazioni omologate per l’uso con benzina senza piombo. Questi tubi sono
generalmente in gomma di colore nero e, cosa importante, riportano sulla
superficie esterna delle diciture che documentano la classe di appartenenza del
tubo e, in particolar modo la sua compatibilita’ con la benzina verde.
4.
Verifica della compatibilita’ dell’olio utilizzato per preparare la
miscela con la benzina verde. Non tutti gli olii sono idonei quindi e’ buona
norma assicurarsi che quello che si intende usare vada comunque bene. Un esempio
di olio utilizzabile e’ il Castrol Biolube marine oil.
E’ accaduto
in alcuni casi che utilizzando delle tubazioni non omologate per l’uso con
benzina verde, gli stessi tubi siano stati lentamente sottoposti ad un processo
di usura da parte delle sostanze
che la benzina verde, a differenza di quella con il piombo, contiene. Il
risultato e’ stato un accumulo di morchia nel serbatoio con conseguente
intasamento dell’impianto di alimentazione del motore. Il fenomeno avviene
piu’ facilmente nei casi in cui il motore non e’ utilizzato per molto tempo
perche’ in questo modo, i depositi hanno piu’ tempo per decantare e
solidificarsi.
Lo sport del
deltaplano a motore e’ disciplinato, come del resto tutto il volo
ultraleggero, dalla legge N.106 del 25 Marzo 1985. Questa legge,
consente le attivita’ di volo sul territorio nazionale e indica, nel
suo regolamento di attuazione, i requisiti necessari ai piloti per intraprendere
l’attivita’ e le caratteristiche tecniche che fanno rientrare gli
ultraleggeri in generale, e quindi anche i deltaplani, nella categoria dei mezzi
sportivi e non negli aeromobili.
No, il
brevetto di volo non e’ necessario. Occorre comunque un documento che comprovi
il possesso dei requisiti fisici e la preparazione tecnica necessaria. Il
documento si chiama attestato di volo e si ottiene dopo aver frequentato
un apposito corso presso una delle scuole riconosciute dall AeroClub d’Italia
che e’ l’ente che ha in carico la gestione dell’attivita’ del volo da
diporto sportivo in Italia. Prima di ottenere l’attestato e’ necessario
sostenere un esame teorico e pratico al quale si puo’ accedere dopo aver
accumulato almeno 12 ore di volo da solista. L’attestato ottenuto e’ valido
per la categoria dei pendolari e consente al pilota di esercitare la
normale attivita’ di volo senza condurre passeggeri. Per poter portare un
passeggero, e’ necessario sostenere un esame pratico al quale si puo’
accedere dopo aver accumulato 30 ore di volo da solista. Sostenuto con
successo l’esame, si ottiene l’abilitazione al trasporto di un passeggero.
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